Il MiC ritorna all’Istituto Luce anche su Regeni
La propaganda non finanzia un docufilm che ricorda chi era Regeni
MiC è l’acronimo di Ministero della Cultura italiano, ma ricordate cosa era l’Istituto Luce?
Fondato nel 1924 in pieno splendore fascista, esso era l’organo ufficiale del partito di Mussolini, atto alla propaganda di audiovisivi. Audiovisivi? Sono i film, che venivano chiamati in questo modo, film! Perché il termine film, essendo non italiano, il regime non ne voleva la sua diffusione, per non “inquinare” il linguaggio della italica patria.
Quello che questo governo aveva intenzione di fare a partire dal 2022, cercando, dalla scuola e finendo alla cultura, di italianizzare il più possibile sia il linguaggio e sia il vivere comune degli italiani e, per quanto riguarda il mondo degli audiovisivi, sembra che voglia imporre, per ora in via segreta, il ritorno dell’ente morale del ventennio: l’Istituto Luce
Peccato che Cinecittà già esiste, altrimenti la Presidente del Consiglio sarebbe stata artefice nel creare quest’opera, per rimanere negli annali della storia come colui ai quali si è sempre ispirata, sin dalla sua giovine età.
Nell’attesa che l’Istituto Luce veda il suo rinascere, non ha perso tempo nell’”infettare” il cinema italiano di propaganda becera da borgata, pensando che questa è la soluzione migliore, sia per il suo proseguo di Palazzo Chigi e sia per la cultura degli italiani, che ella pensa siano tutti come lei, frequentatori di borgata, facili ad essere rimbambiti dalle sue parole.
Per la presidente di borgata, premiare un film ops, un audiovisivo, dedicato a Gigi D’Alessio, invece di confermare l’ultima opera di Bernardo Bertolucci, è sintomo di cultura e rappresenta quei valori che rendono grande l’Italia. Questo è quello che emerge dalla commissione ministeriale per i contributi selettivi al cinema del Ministero della Cultura, nelle sue ultime assegnazioni, sintomo del grado di conoscenza, sapere e informazione intellettuale, che hanno questi personaggi direttamente, quasi tutti, allacciati al governo. Nulla da obiettare per il cantautore napoletano, ma Bertolucci è intelletto, conoscenza, apprezzamento in tutto il mondo, è tutt’altra cultura, non quella preferita da queste destre: quella di borgata, da banco del pesce.
Mettiamo il caso che i personaggi della commissione, hanno fatto questa scelta, sapendo di avere a disposizione questo tipo di adepti, votanti e sostenitori da soddisfare, che conoscono D’Alessio e non sanno minimamente chi fosse Bernardo Bertolucci, esecrante prova della cultura da banco del pesce di chi li sostiene, tutto ciò non giustifica il non dare nessun sostegno, nessun riconoscimento ad un audiovisivo che documenta una storia realmente esistita di un italiano, giovane e promettente, è abbastanza sbalorditivo per non dire poco rispettoso, non patriota e molto idiota da parte di questi personaggi. Tra l’altro audiovisivo, già premiato e visto con successo in molte sale di proiezione di centri culturali e intellettuali.
Sto scrivendo del documentario sotto forma di audiovisivo sulla morte di Giulio Regeni. Chi era? Se te lo stai chiedendo, ti prego di abbandonare queste pagine, perché non è possibile che un italiano non conosca la storia di Regeni. Googla “Giulio Regeni” e non ascoltare quello che la borgatara e i suoi simili ti raccontano, è un consiglio.
I giornali raccontano di questa faccenda, dando i nomi di chi è stato premiato e chi no e, guarda caso, tutti i vincitori hanno qualcosa in comune: la comunella con la borgatara e tutti i venditori di pesce di questo governo. Chissà perché queste destre ignoranti e arroganti, hanno occupato tutti i posti possibili con parenti vicini e lontani di egual sapere, continuano a fare queste magre figure davanti alla cultura italiana e mondiale.
Non aiutare un docufilm, eh sì, docufilm, per fortuna l’italianizzazione dei termini è finita 90 anni fa, non aiutare il docufilm su Regeni è realmente scandaloso e osceno. Ci si chiede, mi chiedo, al difuori di ciò che si scrive sui giornali, perché non hanno voluto aiutare e finanziare un documentario cui pone in evidenza tutto ciò che è accaduto nella storia di Giulio Regeni? Tra l’altro considerato tra i migliori ultimi documentari prodotti in Italia?
Forse non vogliono che si sappia la verità? Forse non vogliono che si sappia che l’ENI fa affari per il gas in Egitto e non si vuole disturbare quell’assassino demonio di alSisi? Forse la Meloni non vuole contraddirsi, perché ha considerato l’Egitto come paese sicuro e, dando credito a chi dice il contrario potrebbe porla come bugiarda davanti ai suoi fans? Vi ricordo, sovranisti de noi antri, che l’Europa considera l’Egitto paese insicuro e promotore della tortura.
Nascondere la verità in nome degli affari invece dell’Italia, nascondere la verità su un italiano sequestrato, torturato e poi barbaramente ammazzato, lo chiedo a voi sovranisti della Meloni, è portare in alto la bandiera dell’Italia? Fa di voi italiani fieri di esserlo? Uccidere, torturare un italiano, da un regime straniero, il quale se ne è sempre fregato della nostra autorità, del nostro paese, è dire “prima gli italiani?”
Lo chiedo a voi, che sicuramente state sentenziando veleno sui chi scrive, essere italiano è negare la giustizia al nostro paese? Vi ricordo che Giulio Regeni è un cittadino italiano, fa parte del popolo italiano e ogni volta che un italiano nato e vissuto in questa terra viene denigrato, maltrattato, o addirittura ferito e ucciso, è come se una parte di questi Italia va persa. E perdendo un pezzo alla volta di questa nazione, che vuoi tanto difendete, cosa ne rimarrà col passare del tempo? Nulla!
Ah, prima che lo dimentichi, i governi precedenti di sinistra, non hanno fatto meglio del vostro, ma almeno non si riempiono la bocca con “prima gli italiani!”



