La cittadinanza e il suo evolversi nella Costituzione
Un’analisi del legame biunivoco tra individuo e Stato: dal diritto romano al progetto di uguaglianza sostanziale della nostra Carta
📂 Dossier: Costituzione: il fondamento
Costituzione. Parola usata molto spesso sia dal potere sia dalle genti comuni, specialmente in questi ultimi tempi. Il sapere comune ci dice che è un documento, una carta scritta anni addietro che fornisce le linee guida al nostro Paese. Leggi, regole e comportamenti che tutti i cittadini devono seguire per essere considerati italiani.
Prima di addentrarmi nello specifico, cercherò di portare alla luce la relazione che intercorre proprio tra questi due termini: costituzione e cittadinanza. Essi sono biunivoci: la costituzione definisce l’architettura del potere e i diritti del cittadino, mentre la cittadinanza è il legame giuridico e politico che unisce l’individuo a quel sistema e lo obbliga a partecipare all’ordinamento dello stesso sistema cui appartiene.
Cosa è la cittadinanza?
Essa è uno status conferito a coloro che sono pienamente membri di una comunità. Tutti coloro che possiedono questo status sono uguali rispetto ai diritti e ai doveri di cui lo status è dotato (secondo la definizione di T.H. Marshall).
L’appartenenza al sistema-comunità — ossia seguire la costituzione per goderne i benefici — impone che il cittadino eserciti i propri diritti, ovvero le tutele e le libertà garantite dal sistema; impone che il cittadino senta la responsabilità verso quel sistema attraverso i propri doveri (tasse, partecipazione, difesa), necessari per la sopravvivenza della collettività; impone infine al cittadino di possedere un’identità, ovvero essere legato emotivamente e sentire di appartenere alla comunità che lo definisce membro dell’insieme.
Chiarito che i due termini sono biunivoci e l’uno immerso nell’altro, analizziamo la definizione di costituzione, la sua etimologia e il suo percorso storico, dalle prime carte sino a quelle moderne. Tra queste spicca quella italiana che, a detta di molti giuristi internazionali, è una delle migliori mai scritte, probabilmente perché è stata testimone di un passato storico negazionista delle libertà e accentratore dei poteri a discapito proprio della cittadinanza.
Ricordo che la nostra Costituzione è stata formulata non da semplici politici o giuristi chiusi al pensiero altrui, ma in primis da persone che hanno subito il diniego della vita e della libertà da parte del regime liberticida fascista; da persone di elevata cultura che hanno sacrificato le proprie posizioni ideologiche scendendo a compromessi per il bene del Paese, collaborando con chi aveva pensieri differenti nella sfera sociale e politica pur di redigere una carta universale per tutti i cittadini italiani.
Cosa vuol dire “Costituzione”?
Etimologicamente, il termine deriva dal latino constitutio, dal verbo constituere: istituire, fondare, dare una struttura solida. Se nel mondo romano la constitutio indicava spesso il decreto imperiale — la volontà del Principe che si faceva legge — con la modernità il significato è cambiato. Oggi, la costituzione è il volere del popolo sul Paese, sui governanti e su sé stesso. Essa impedisce al potere di trasformarsi in tirannia.
Filosoficamente, la costituzione rappresenta il “Contratto Sociale” tra le parti che appartengono a quel sistema che la adotta come norma unica e inviolabile. È lo specchio dei valori di un’epoca; politicamente, è la tecnica giuridica della separazione dei poteri; geograficamente, definisce i confini non solo fisici, ma morali di una nazione.
In senso formale, con costituzione si intende un documento scritto solenne che disciplina l’organizzazione dei supremi organi dello Stato e proclama i diritti e i doveri dei cittadini. Rappresenta una “legge fondamentale” alla quale devono sottostare anche gli organi che scrivono le altre leggi; l’attività legislativa ordinaria è infatti vincolata al rispetto dei principi costituzionali. Non è solo un elenco di norme, ma l’atto di nascita di una comunità politica consapevole.
È il perimetro sacro entro cui il potere si ferma per lasciare spazio ai diritti, trasformando un ammasso di individui in un corpo sociale organico e sovrano: un governo o un regime politico.
In una società che non possiede una costituzione, non possono essere assicurate la garanzia dei diritti dei cittadini e la separazione dei poteri. La carta costituente ha permesso alle società moderne di compiere un balzo in avanti rispetto ai codici antichi, facendo passare lo status dell’individuo da suddito a cittadino.
Evoluzione storica e filosofica
Uno dei primi codici rinvenuti è il Codice di Hammurabi; in esso la “cittadinanza” non era universale ma gerarchica: i diritti e le pene erano legati alla classe sociale, rendendo la legge lo specchio della disuguaglianza.
Per i filosofi greci e romani, la costituzione era l’organizzazione della vita comune. Cicerone definiva il popolo non come una massa, ma come un’unione fondata sul consenso del diritto (consensus iuris), dove la cittadinanza coincideva con l’appartenenza a una res publica ordinata.
Il primo codice che riportò una suddivisione e limitazione del potere in maniera più completa fu la Magna Charta. In essa iniziò a presentarsi il concetto di “uomini liberi” (liberi homines), stabilendo che lo status di cittadino comportasse protezioni legali (come il giudizio dei propri pari) che il sovrano non poteva violare arbitrariamente.
Con Rousseau, la costituzione sancisce una doppia veste per l’individuo: egli può essere cittadino, in quanto partecipa all’autorità sovrana e contribuisce alla formazione della volontà generale attraverso l’emanazione delle leggi; ma può essere anche suddito, in quanto sottoposto alle leggi stesse dello Stato. La Costituzione, per Rousseau, è l’atto con cui gli individui rinunciano alla libertà naturale per ottenere la libertà civile e l’uguaglianza di fronte alla legge.
Hans Kelsen afferma che, sotto il profilo giuridico, la cittadinanza è la personificazione di un complesso di obblighi e autorizzazioni stabiliti dall’ordinamento costituzionale. L’uomo “appartiene” alla comunità giuridica solo per quegli atti specifici regolati dalle norme. I diritti politici garantiscono al cittadino la capacità di influire sulla formazione della volontà dello Stato, distinguendo così la democrazia (partecipazione del suddito alla creazione delle norme) dall’autocrazia.
La Cittadinanza oggi
Oggigiorno le carte costituzionali correlano la cittadinanza a tre tipologie di diritto: civile, politico e sociale.
Il primo garantisce la libertà dall’ingerenza dello Stato (es. libertà di stampa, domicilio);
Il secondo garantisce la partecipazione alla vita dello Stato (voto, accesso alle cariche);
Il terzo richiede un intervento attivo dello Stato a favore del cittadino (salute, istruzione, lavoro) per assicurargli una vita dignitosa.
In particolare, nella Costituzione della Repubblica Italiana, la correlazione con la cittadinanza assume una dimensione di sostanziale uguaglianza di diritti e doveri:
Uguaglianza Sostanziale: l’Articolo 3 non si limita a proclamare che i cittadini sono uguali davanti alla legge (uguaglianza formale), ma impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza.
Diritti e Doveri: la cittadinanza è definita attraverso la Parte I (Art. 13-54), che elenca i rapporti civili, etico-sociali, economici e politici. Essa abilita i cittadini a partecipare alla vita pubblica, ad esempio attraverso il diritto di voto (Art. 48) e il dovere di concorrere alle spese pubbliche.
✍️ Note



