Quando nacque l’idea di Costituzione
Codici antichi, rivoluzioni, carte dimenticate: la storia che ha plasmato i nostri diritti.
📂 Dossier “Costituzione: il fondamento”
l concetto moderno di costituzione
Il documento costituzionale è uno scritto solenne che identifica l’effettiva forma di governo di un regime politico, organizza i poteri dello Stato e garantisce i diritti dei cittadini. È un concetto illuministico, poiché fu Montesquieu a definire chiaramente che
in uno Stato dove non vi è separazione dei poteri non può esistere una costituzione.
Concetto moderno a cui si sono ispirate tutte le costituzioni, dalla prima che risale al 1755, la Costituzione Corsa, mai entrata in vigore, seguita dalla Costituzione degli Stati Uniti del 1787 e dalla Costituzione della Francia del 1791, ancora oggi legiferanti.
Le riforme di Urukagina (2350 a.C.)
La storia però ci riporta indietro nel tempo a farci conoscere i primi codici che diedero il via a una serie di carte e sviluppi filosofici che ci hanno portato ad avere oggi le nostre carte costituzionali. La prima costituzione di cui si ha traccia è la “Riforma del re Urukagina di Lagash”, nella Mesopotamia del 2350 a.C. Fu il primo codice che proteggeva i cittadini dai soprusi dei potenti: esentava le vedove e gli orfani dal pagare le tasse, combatteva la corruzione della burocrazia, difendeva i diritti dei proprietari e limitava il potere dei sacerdoti. In queste leggi, per la prima volta nella storia dell’uomo, viene menzionato e legiferato il termine “amagi”, ossia libertà.
Il Codice di Hammurabi (XVIII sec. a.C.)
Un altro documento successivo amplia il concetto di insieme di leggi raccolte in un’unica carta. Siamo nel XVIII secolo a.C., sempre nella Mesopotamia, precisamente a Babilonia, dove il sesto re della I dinastia, Hammurabi, emanò una serie di leggi che fecero un passo avanti rispetto al passato. L’intera raccolta era incisa su una stele di diorite e pubblicamente consultabile da tutti i cittadini. Questa raccolta introduce per la prima volta il concetto di conoscibilità della legge: ogni cittadino può consultare le leggi e quindi obbligato a seguirle e usufruirne.
Essa si compone di un prologo sulla legittimazione divina del re, una sezione centrale di 282 clausole legali e un epilogo. Le norme riguardavano il diritto costituzionale, penale, matrimoniale e la schiavitù, inaugurando la suddivisione del testo in articoli numerati. Sono esistiti dei codici sumerici, come quello di Ur-Nammu e di Lipit-Ištar, simili alle riforme del re Urukagina di Lagash, ma quello di Hammurabi compie un passo in avanti per la struttura e l’insieme delle leggi.
I legislatori greci e la nascita del pensiero costituzionale
Il luogo da cui il mondo moderno ha preso ispirazione è stata l’antica Grecia, dove si sviluppò l’arte dello scrivere per l’aspetto legislativo delle leggi d’uso di tutti i cittadini. Tra i primi legislatori di questo periodo, tra l’VIII e il VII secolo a.C., operarono figure come Zaleuco di Locri, Caronda a Catania e Draconte ad Atene, che iniziarono a produrre raccolte scritte di leggi per limitare l’arbitrarietà dei giudizi.
Durante questo periodo filosofi come Platone e Aristotele rifletterono sulla politeia (la costituzione degli antichi) come strumento per superare i conflitti sociali (stàsis). Platone preferiva la permanenza della legge alla transitorietà della politica, mentre Aristotele teorizzò una “costituzione media” gestita dal ceto medio per mitigare i dissidi tra le classi.
La costituzione romana non scritta
Ma la linea definitiva che il diritto, in tutte le sue sfaccettature, prese forma — ed è base del diritto europeo — fu l’antica Roma. La costituzione romana era un insieme di istituzioni, consuetudini e prassi consolidate: magistrature, Senato, assemblee popolari; era un equilibrio dinamico, non scritto, che regolava la distribuzione del potere e garantiva la partecipazione dei cittadini.
Anche Roma ebbe una rivoluzione che colpì, come letto nel passato, le altre civiltà: tra il 451 e il 450 a.C. vennero esposte per la prima volta leggi che regolavano e limitavano l’arbitrio e lo strapotere dei patrizi, rendendo così il diritto accessibile a tutti i cittadini. Queste XII Tavole furono redatte da magistrati eletti per garantire una più equa applicazione delle leggi. Non erano una vera e propria costituzione, ma rappresentavano il fondamento del diritto romano arcaico.
Polibio, Cicerone e la teoria della costituzione mista
Nel II secolo a.C., Polibio teorizzò che la stabilità della repubblica romana dipendeva dalla contrapposizione e dal bilanciamento dei poteri tra consoli, Senato e assemblee. Successivamente, Cicerone definì la costituzione (constitutio) come una forma mista e moderata capace di assicurare l’equilibrio politico (aequabilitas).
Il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano (530 d.C.)
Ma colui che diede una spinta verso un elenco di leggi creato per lo Stato fu, nel 530 d.C., l’imperatore d’Oriente Giustiniano, che riunì tutte le norme e le teorie dei giuristi nel Corpus Iuris Civilis, ordinando sistematicamente il diritto romano per renderlo accessibile ai posteri. Questa codificazione non fu solo un’opera di ordine giuridico, ma rappresentò la volontà di dare unità all’Impero attraverso una legge unica, chiara e universale.
Nonostante questi tentativi ed essendo l’esempio cui l’Europa si è rivolta nei secoli successivi, la civiltà romana non ebbe una costituzione nel senso moderno del termine, ma sviluppò un sistema politico e giuridico che influenzò profondamente tutta la storia del diritto occidentale.
L’Editto di Rotari (643 d.C.)
Le prime avvisaglie di carte costituzionali ebbero luce dopo la caduta dell’Impero romano, quando il diritto romano venne preso come esempio anche dai popoli barbarici, che lo mescolarono alle loro usanze. Fu così che, nel 643 d.C. venne alla luce l’Editto di Rotari, scritto in latino nel regno dei Longobardi.
La Magna Charta Libertatum (1215)
Ma la carta più importante, e che prese il senso di costituzione, fu la Magna Charta Libertatum, promulgata il 15 giugno 1215. Essa fu emanata da re Giovanni Senzaterra sotto la pressione dei baroni inglesi, ed è considerata una tappa fondamentale per la limitazione del potere sovrano: egli non poteva imporre tasse senza il consenso del Consiglio comune del Regno e introdusse il diritto di successione ereditaria dei feudi. Riportò il regno inglese a riprendersi le “antiche libertà” proprie dell’isola.
Sanciva così che il re non era al di sopra della legge e i sudditi avevano diritti che egli stesso non poteva violare.
L’articolo 39 di questa carta fu fondamentale: stabiliva che nessun uomo libero potesse essere arrestato o imprigionato se non in virtù di un giudizio legale dei suoi pari e secondo la legge del paese. Questo documento segnò il passaggio verso una gestione del potere basata su modalità negoziali e pattizie.
La Carta di Manden (1236)
Anche in Africa fu varata una carta che stabilì principi moderni come l’inviolabilità dell’essere umano, la libertà di espressione e l’abolizione della schiavitù per razzia. Essa però fu conosciuta e divulgata oralmente nell’impero del Mali da Soundiata Keita: la Carta di Manden, o di Kurukan Fuga, del 1236.
La Costituzione Corsa (1755)
La costituzione che anticipò le moderne carte e che, a tutti gli effetti, è stata la prima al mondo dell’epoca moderna è la Costituzione Corsa, redatta da Pasquale Paoli nel 1755. Essa è ispirata ai principi dell’Illuminismo, sviluppava al suo interno una cornice di doveri del cittadino verso la patria, promuoveva diritti ispirati più al comunitarismo che all’individualismo, ed è stata la prima a introdurre il suffragio femminile, influenzando le rivoluzioni americana e francese avvenute decenni dopo.
Gli statuti comunali italiani
In Italia, dopo Roma e il regno dei Longobardi, le città-stato emanarono delle carte che erano più che altro raccolte scritte di norme che regolavano la vita politica, economica e giudiziaria della comunità. In esse vi erano concetti che furono ripresi successivamente e ampliati, come la divisione dei poteri tra consigli, magistrature e assemblee, la partecipazione civica dei cittadini, la limitazione del potere personale dei signori o dei magistrati, la pubblicazione delle leggi, spesso affisse nelle piazze o nelle sedi comunali. Questi statuti presenti in città come Firenze, Venezia, Genova, Pisa, Siena, non crearono uno Stato unitario, ma mostrarono che la penisola italiana possedeva una tradizione giuridica e politica ricchissima, molto prima dell’età moderna.
Lo Statuto Albertino (1848)
Prima della nascita della nostra costituzione è stato in vigore in tutta la penisola, dopo il 1861, lo Statuto Albertino. Esso venne introdotto in Italia dopo la sua unione, ed era in vigore già nel Regno di Sardegna dal 4 marzo 1848. Fu concesso da Carlo Alberto di Savoia ed era una costituzione flessibile che definiva l’Italia una monarchia rappresentativa. Il potere esecutivo spettava al Re, quello legislativo era condiviso con il Parlamento (Senato e Camera).
✍️ Note



