Remigrazione: la nuova parola che nasconde la verità
Come un neologismo pseudo neutro sta riscrivendo il dibattito politico europeo
Introduzione
Ci sono parole che nascono per trasformare il mondo in modo indiretto, parole pseudo‑neutre che non descrivono la realtà ma cercano di orientare verso un concetto che non viene espresso apertamente. Gettano un velo d’ombra sulla verità proprio perché non la dichiarano, e servono a portare avanti qualcosa di completamente diverso.

*Remigrazione* è una di queste parole.
È un termine che addolcisce, maschera, rende accettabile ciò che invece nasconde.
È usato come un’espressione burocratica, apparentemente innocua, che non significa realmente nulla ma cela verità spesso scomode.
Un eufemismo che nasconde una realtà brutale
Se si esprimesse direttamente il vero senso del suo uso, sia la parola sia il suo significato verrebbero respinti dalla maggioranza delle persone. Invece, dietro questo termine si nasconde l’idea di una deportazione di massa.
Il neologismo è emerso nel dibattito pubblico europeo intorno al 2024, lanciato dal suo principale ideologo, l’austriaco Martin Sellner, la cui visione ha attecchito in tutte le destre estremiste europee, diventandone oggi il vessillo.
Il termine non ha un significato forte e non richiama nulla che rimandi al razzismo, all’espulsione, alla deportazione, al “noi” e “loro”. Proprio per questo funziona e serve a normalizzare un progetto radicale, evitando parole che rivelerebbero la sua natura.
La strategia comunicativa
Tutti coloro che promuovono la remigrazione, non usano parole dure nelle loro apparizioni:
non urlano, ma sussurrano;
non sono bruschi o aggressivi, ma tranquilli e colloquiali;
mostrano sicurezza e provocano con fermezza chiunque si opponga, spingendolo a reagire con nervosismo, così agli occhi del pubblico diventano vittime da difendere a qualunque costo.
È una strategia studiata:
apparire moderati,
far reagire l’avversario,
ribaltare la percezione,
ottenere consenso.
Perché attecchisce: crisi, paura e slogan semplici
I neonazisti stanno costruendo tutta la loro campagna di visibilità e propaganda su questa parola, cercando consenso tra una popolazione europea vessata dalla crisi sociale ed economica che attraversa il continente. Una popolazione che davanti agli slogan ripetuti ossessivamente semplici e rassicuranti, vede soluzioni facili ai problemi complessi.
La popolazione accetta parole dirette alla “pancia”, più semplici e immediate, invece di affrontare ragionamenti che richiedono tempo, impegno, comprensione e capacità critica.
Gli eufemismi del nuovo linguaggio politico
Negli slogan usati da questi guru della comunicazione neofascista non si usano parole forti, si dice:
“trasferimento” al posto di “deportazione”,
“prevenire la sicurezza” invece di “persecuzione”,
“riorganizzazione demografica” al posto di “discriminazione”,
“rieducazione” invece di “indottrinamento”,
Si inneggia alla “coerenza culturale” e non alla “diversità culturale”.
Usano un linguaggio semplice che addolcisce la violenza, rendendo accettabile l’inaccettabile.
Il progetto politico: espulsioni di massa mascherate da “ritorno in patria”
Il progetto voluto da Sellner propone l’espulsione forzata o “assistita” di milioni di persone straniere, anche regolarmente residenti, presentata come un “ritorno in patria”. La presenza di persone non bianche, non cristiane o di altra cultura minerebbe, secondo l’ideologo, l’identità nazionale del proprio Paese.
Il concetto di remigrazione ha trovato terreno fertile tra i neofascisti italiani di CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Forza Nuova, tra cui Luca Marsella, Ivan Sogari, Jacopo Massetti, Salvatore Ferrara, e tra alcuni esponenti della Lega come Vannacci e Furgiuele, che ha tentato di portare queste idee in Parlamento.
In Europa ha spopolato in Austria, patria del suo ideatore, in Germania con Alice Weidel dell’AfD, e in Francia con Génération Identitaire, che ha fatto da volano a queste idee.
Il progetto italiano
In Italia i gruppi neofascisti si sono riuniti in un “Comitato Remigrazione e Riconquista”, per mascherare nomi che richiamano apertamente i fascismi del Novecento. Hanno ideato una proposta di legge che:
mira a creare un programma nazionale di remigrazione,
espellere chi è irregolare o considerato “delinquente”,
rimpatriare anche persone con permesso regolare se ritenute “non integrate”,
imporre il divieto di reingresso,
istituire un fondo per la natalità italiana per sostenere la “sostituzione demografica al contrario”,
espellere forzatamente anche chi è italiano di nascita ma non rispetta la cultura, la nazionalità, le tradizioni secondo i loro canoni, o appartiene ad altre religioni, o è ateo.
Parallelismi storici dei anni ‘30
Osservando tutto questo, i parallelismi con gli anni ’30 non mancano:
politiche di “bonifica etnica” e di “riorganizzazione demografica”,
espulsioni,
trasferimenti forzati,
deportazioni verso ebrei, rom, slavi, oppositori politici,
esaltazione della propria razza e della propria nazione.
La storia non si ripete identica, ma spesso ripercorre gli stessi passi in atmosfere differenti.
Normalizzazione
È ancora un concetto che non ha preso piede, ma se ne parla troppo e spesso senza affrontare direttamente chi lo sostiene. Cercando di umanizzare questo concetto e portarlo alla conoscenza di tutti, non ci si accorge che proprio questa umanizzazione è il pericolo più grande per la sua diffusione.
Come affrontare la remigrazione
Bisogna contrastare ogni affermazione con la realtà dei fatti, cruda e concreta, e non temere che il linguaggio di chi si oppone sia forte e colpisca la pancia della gente. Ogni affermazione deve essere contestata senza fronzoli.
Il “ritorno in patria” chi lo decide?
Secondo quale criterio verrebbe fatto? Chi stipula gli accordi con chi? La maggior parte dei Paesi non accetta rimpatri di persone che vivono su suolo europeo: non lo sanno? È una dimostrazione di assoluta negligenza nel conoscere la geopolitica.
Chi decide qual è la “cultura” di un popolo?
Chi decide quale sia la cultura di un popolo, nel nostro caso quello italiano?
Quali caratteristiche definiscono la cultura italiana?
Cosa significa essere integrati?
Mangiare spaghetti? Parlare italiano? Vestirsi in giacca e cravatta? Avere la rivalità tra Nord e Sud? Tifare una squadra di calcio? Non vedere di buon occhio i francesi?
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Un rumeno, un greco, uno spagnolo, un irlandese che vivono in Italia: dovrebbero essere rimpatriati?
Le donne e gli italiani non consoni?
Le donne italiane che non vogliono avere figli? Pagheranno una tassa in più o, non volendo “integrarsi” nel fare figli, verranno espulse?
Gli italiani che non accettano la religione cristiana?
Gli atei?
Dove verrebbero mandati? Sono italiani: non certo il Marocco o il Senegal accetterebbero italiani nel loro territorio.
Le città al di là del mare
Dicono che costruiranno città‑stato in Nord Africa dove mandare tutta questa gente. Sì, ma dove? L’Europa non riesce nemmeno a trovare un accordo con la Libia per fermare i migranti e fare screening sulle coste libiche, figuriamoci costruire città‑stato.
Gli italiani all’estero?
Tutta questa gente, che sostiene la remigrazione, sarebbe disposta ad accettare il ritorno in patria degli italiani che vivono in Germania, nel Regno Unito, in Francia o negli Stati Uniti?
Perché, secondo Sellner, anche un italiano che non si integra in uno dei Paesi governati da questi guru della politica sarebbe costretto a tornare in Italia, così come dovrebbero tornare in Italia tutti i mafiosi, spacciatori e delinquenti imprigionati nelle carceri degli altri Paesi.
Tutti questi fieri e forti promotori della remigrazione, accetteranno in Italia mafiosi, spacciatori e delinquenti che provengono dalla remigrazione di altri paesi?
Cosa accadrà a questi, che naturalmente non sono “assimilabili” alla cultura italiana, verranno a loro volta rispediti nelle città-stato del Nord Africa?
Conclusione
Bisogna far conoscere tutto questo, non solo quello che i neo-fasci vogliono, perché chi li ascolta deve sapere che tutto ciò che dicono è propaganda inapplicabile.
La remigrazione è un’idea pericolosa perché si presenta come innocua.
Perché usa parole morbide per nascondere progetti duri.
Perché parla alla pancia, non alla testa.
Perché normalizza ciò che non deve essere normalizzato.
E perché, come la storia ci insegna, le idee più pericolose non arrivano mai gridando. Arrivano sussurrando.
📌Note informative:
✍️Nota su i testi che riguardano gli argomenti sulla remigrazione
✍️Nota con il video sugli argomenti sulla remigrazione
✍️ Nota che riguarda i movimenti/partiti della remigrazione in Occidente
✍️ Nota finale con il riepilogo
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